Gentili colleghe, gentili colleghi,
in qualità di Presidente AINUD vi ringrazio per essere intervenuti a questo nostro convegno, che vuole essere come sempre un momento di dialogo serio e di confronto costruttivo sui temi che riguardano più da vicino il nostro settore, cioè quello del comparto turistico nautico.
La normalizzazione che io sempre auspico, per poter stare un giorno con pari dignità affianco delle categorie più anziane e conosciute del turismo, sta lentamente facendo il suo corso, forse troppo lentamente. Già stamattina ho accennato al fatto che noi dell’AINUD, dopo essere stati convocati in Ministero per assistere alla presentazione della bozza di Regolamento d’Attuazione del Codice del Diporto, ed essere stati invitati ad inviare in merito note di integrazione e modifica, abbiamo adempiuto già da giugno. Da allora non abbiamo avuto notizia che qualcosa si sia mosso. E le modifiche e integrazioni proposte riguardavano materia talvolta molto importante.
Peggiore situazione trovo sia la normativa sui titoli professionali del noleggio: è legge dello Stato, e nessun Regolamento che dia spiraglio a modifiche deve essere approvato. Così com’è è una norma inapplicabile, pensando soprattutto allo sviluppo di tali professioni presso i giovani.
E’ per questo che dopo aver proposto modifiche e integrazioni sulla legge che era stata già scritta, purtroppo senza ascoltare a sufficienza le categorie coinvolte, stiamo già lavorando ad un progetto di più ampio respiro che ha lo scopo di inquadrare tutte le attività e le professioni che ruotano intorno all’utilizzo di unità da diporto sotto i 24 metri in un’ottica prettamente turistica, per individuare definitivamente ed autonomamente il nostro comparto: quello del turismo nautico.
Questa nostra visione, che è stata già sintetizzata ed inviata ai Ministeri competenti per una prima analisi, è caratterizzata dalla connotazione prettamente turistica, dalla centralità dell’azienda, dall’aderenza per quanto possibile alla realtà già operativa.
A nostro avviso, le imprese turistiche nautiche devono essere inquadrate all’interno di un settore che finalmente rifletta la sua vera natura, facendo da ombrello a tutte quelle attività organizzate professionalmente per offrire vacanze e servizi turistici nautici al pubblico, dalla portualità turistica fino alla locazione e noleggio di unità da diporto ed alla intermediazione di mezzi nautici e di pacchetti turistici nautici.
Pensiamo che l’azienda debba essere protagonista e punto di riferimento universale per tutti i soggetti coinvolti nel processo di commercializzazione e fruizione del prodotto turistico nautico: gli investitori privati, quelli professionali, gli utenti, le istituzioni. Solo attraverso l’azienda si polarizzano gli interessi e si concretizzano i progetti. Solo attraverso l’azienda l’offerta commerciale sui mercati locali ed internazionali acquista un peso consistente per un’identificazione e uno sviluppo. Solo così può realizzarsi un approccio serio, ordinato e normalizzato ad uno dei settori produttivi più importanti del nostro Paese.
Vorremmo identificare e qualificare l’operatore turistico nautico come il soggetto che svolga attività turistico nautiche, che comportino l’accoglienza turistica anche con l’utilizzo di qualsiasi mezzo nautico. La qualifica dell’operatore in questo modo definito dovrà prevedere le nozioni di base dell’accoglienza e della tecnica turistica nautica, ed essere graduabile per tipologia specifica e livelli, prescindendo dalle abilitazioni del caso che comunque costituiscono parte necessaria e integrante a seconda dell’attività svolta.
Vorremmo chiarire una volta per tutte che è attraverso l’imbarcazione o il natante che si muove il 99% del comparto turistico nautico, dalla locazione al noleggio alla portualità, alle attività didattico sportive. E’ prioritario tenerne conto a fronte di una sempre maggiore attenzione nei confronti delle navi e dei Super Yachts di lusso. Se questo interesse è più che giustificato per ciò che compete gli interessi industriali del nostro Paese, lo stesso non si può dire per quanto riguarda il turismo nautico: qui le navi sono in numero contenuto e generano un traffico pari a circa l’1% del totale. Le imprese turistico nautiche, importanti elementi della filiera turistica nazionale, necessitano di uno sforzo normativo che semplifichi l’utilizzo dei mezzi nautici appropriati e sia il più possibile svincolata dalla cultura mercantile, che inizialmente ha ispirato le normative sul diporto, ma che ormai risulta inadeguata e d’ostacolo per lo sviluppo delle imprese del comparto turistico nautico.
Riguardo infine ai titoli professionali per il noleggio, riteniamo che il comparto turistico nautico possa prevedere un solo titolo professionale, quello dell’operatore turistico nautico, valido per tutte le attività svolte nel comparto e che potrà essere regolato su diversi livelli. Le abilitazioni necessarie per lo svolgimento di alcune attività del comparto devono essere ridefinite in maniera semplice e realizzabile e non devono costituire né vincolo né ostacolo allo sviluppo del settore, ma al contrario essere di ulteriore incremento al mercato del lavoro, soprattutto di quello giovanile. L’aspetto contrattuale del lavoro si deve rifare all’esperienza più ampia dei contratti nel settore turistico.
Penso che attraverso questa visione le nostre imprese e le nostre professioni potranno trovare finalmente una loro collocazione naturale e svilupparsi, senza essere più ostacolate, inquinate e danneggiate da norme e regole importate da altri settori merceologici che niente hanno a che fare con il nostro mestiere, che tratta essenzialmente di accoglienza turistica.
Grazie. |