| Gent.mo Direttore,
al fine di fornire ai lettori una visione realistica del panorama della locazione e del noleggio in Italia, Le chiedo di pubblicare questa mia lettera aperta con visibilità equivalente all'articolo in oggetto, e con lo scopo di generare una discussione seria e costruttiva sull'argomento.
Con riferimento all'articolo "In viaggio senza trappole" contenuto nel Vs. "Charter & Vacanze", mi ritrovo a fare delle considerazioni tra l'incredulo e l'amareggiato, visto il prestigio della Vs. rivista, che mi sento in dovere di rendere pubbliche per il bene della nostra professione e a tutela di tutti gli operatori e utenti del settore che rappresento direttamente e indirettamente, in gran parte Vostri sostenitori.
Penso che l'articolo sia stato scritto in maniera del tutto incauta, con gravi inesattezze e pessimismo, tali da far decisamente passare la voglia di andare in barca per una vacanza: certo non un modo brillante di aprire uno speciale dedicato al charter.
L'affermazione che solo i Tour Operator garantiscono in maniera forte i clienti perchè obbligati dalla legge, cosa che non avverrebbe da parte di mediatori marittimi e armatori diretti, è una sintesi di disinformazione e scorrettezza. Disinformazione, perché l'esclusiva dell'abilitazione alla mediazione del diporto è sempre stata assegnata dalla legge ai mediatori marittimi, ora ai sensi del Codice del Diporto ai mediatori del diporto, artt. 50) e 51), di conseguenza i T.O. non hanno mai potuto e non possono vendere locazioni e noleggi di unità da diporto, nè tantomeno garantire alcunché al proprio cliente. Scorrettezza, perché con un'affermazione del genere, si butta fango addosso al 99% degli operatori che hanno inventato, sviluppato e sorreggono questo settore, che non sono certo i Tour Operator.
Abbiamo tutti esperienza e conoscenze a sufficienza per capire da dove può essere arrivata "l'ispirazione" per queste affermazioni (l'ambiente è piccolo, Direttore).
Ebbene, l'AINUD non accetta il gioco sporco, e additerà da oggi in maniera neanche troppo velata, chi si oppone al suo cammino di sviluppo e tutela sindacale delle professioni del "Turismo Nautico", per perseguire interessi di parte con mezzi sleali. Al contrario, è nostra ferma intenzione continuare a dipanare le problematiche del settore nella maniera più obiettiva e costruttiva possibile.
Spingere le grandi società multinazionali e chi le rappresenta in Italia a discapito delle nostre "normali" società nazionali è un errore: così si danneggiano le piccole aziende, che in tutte le filiere produttive nazionali si sono rivelate la vera colonna portante dell'economia; ed è anche una parziale finzione, perché spesso le grandi società sono impersonificatete da aziende locali, le quali sapranno soddisfare o meno il cliente secondo le loro capacità; la qualità dipende dalla serietà dell'operatore, sia esso grande o piccolo, non dalla sua dimensione. E' necessario considerare tutte le variabili possibili: i probabili tempi lunghi delle grandi (tre giorni per una vela rotta o mesi per riavere la propria cauzione), così come la loro grande disponibilità di barche in sostituzione; il servizio personalizzato e attento della piccola azienda, e la sua flotta di ridotte dimensioni. Di certo l'utente che si rivolge al mercato nero sarà il meno garantito.
Risulta inoltre quanto meno inopportuna la pubblicazione delle percentuali di commissione d'agenzia, combinata per di più con un implicito incitamento a risparmiarle contattando direttamente gli armatori on-line (che quindi altrettanto implicitamente sono considerati tutti scorretti e immaturi dal punto di vista commerciale). Ma si è mai vista su un catalogo vacanze la percentuale riservata all'agenzia? O alla compagnia aerea? Ha idea di cosa possono generare pubblicazioni di questo tipo sulla clientela? La realtà per fortuna è ben diversa, fatta di operatori ormai per la maggior parte seri e professionali, che ben si guarderanno dallo scontare la commissione al contatto privato, a discapito della propria credibilità commerciale che verrebbe bruciata nel giro di poco.
Siamo stati i primi ad esprimere delusione per i contenuti scarsi del nuovo Codice del Diporto, sicuramente migliorabile, ma come si fa ad affermare che esso non è stato un passo avanti, almeno nel senso del testo unico? Era meglio prima che c'erano una decina di leggi da consultare sparpagliate in 60 anni di Gazzette Ufficiali, oltre al nostro Codice della Navigazione? E come si fa ad affermare che il capestro dell'utilizzo esclusivo per l'attività commerciale costituisce "turbativa" per un mercato che "bene o male" è costituito dal 70% di privati che danno in locazione la barca (e non magari che un poveraccio che sta trasferendo la sua barca senza clienti rischia il verbale?); ma quali difficoltà avrà la società di gestione seria a stipulare un contratto di locazione a titolo gratuito al suo proprietario per fargli godere le settimane che gli spettano? Il nero era più incoraggiato prima, nella deregulation, non ora. Che bisogno c'era di ordinare e coordinare..?! Perché la normativa sulla nautica in Italia era chiara e semplice fino al 15.09.2005 ?!
Sembra poi, scorrendo l'articolo, che il percorso del charterista sia cosparso di trappole, letteracce, avvocati,ecc. Affermare che spesso ci sono controversie sulla restituzione della cauzione non risponde a verità: "spesso" vuol dire uno su due, il 50%, ma ciò è ben lontano dalle statistiche reali. Avvisare il cliente che potrà fare, su una settimana di vacanza, solo cinque giorni di navigazione perché uno è sicuro che lo perda per problemi alla barca o derivanti dal fornitore del servizio, lo trovo aberrante e del tutto falso. La realtà che vedo sulle banchine fortunatamente è diversa: vedo tanta gente allegra che fa vacanze splendide, altrimenti impossibili senza gli operatori che investono e gestiscono barche per professione, e che piano piano si sta abituando a usare il charter come va usato, per quello che è: con le sue rande rollabili, i suoi 6gg. di navigazione a settimana, i suoi check-in che richiedono pazienza e attenzione, le sua variabili e i suoi potenziali problemi tecnici. Le barche sono barche, non autovetture, e in un periodo storico in cui ormai i titoli riservati alle regate sembrano evocare più un elenco di concessionarie che nobili eventi velistici, è bene ricordarlo.
In conclusione Direttore, perché avete scritto quest'articolo così brutto, inutile e dannoso ?
Gli operatori del charter sono stufi di essere sbatacchiati da tutti senza riguardo e rispetto: siamo ormai più di 500 aziende e muoviamo 250 milioni di euro all'anno, sarebbe ora di prenderne coscienza e affrontare gli argomenti realativi con più serietà, rispetto e preparazione.
Le chiedo pertanto una smentita pubblica sugli argomenti qui dibattuti, penso che la Sua rivista lo debba alle centinaia di onesti operatori medi e piccoli che vivono di locazione e noleggio, e che io ho l'orgoglio e la responsabilità di rappresentare direttamente e indirettamente.
A.I.N.U.D.
Associazione Italiana Noleggio Unità da Diporto
Il Presidente
E.B.Y.C.A.
European Board of Yacht Charter Associations
The Vice President
Dott. Antonio Barabino |