Associazione Italiana Noleggio Unita da Diporto
 

3a Giornata Nazionale del Charter
Roma , 13 Dicembre 2006

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Intervento del consigliere AINUD Francesco Di Manno
Risvolti socio-politici e culturali
dell’idea di Comparto Turistico Nautico

Il percorso aziendale nel settore turistico nautico è lungo e complesso, ad oggi possiamo confermare che questa strada non è stata ancora interamente percorsa. Da questa affermazione le riflessioni che ne derivano, riflessioni che A.I.N.U.D, la nostra associazione di categoria vuole trasformare in azioni attraverso il documento emanato sul Comparto Turistico Nautico. La nautica da diporto e il turismo nautico nascono quasi contemporaneamente in quanto è insito nei due settori il concetto ludico ben compreso fino dall’origine e dalla nascita della nautica da diporto che si sostanzia in una normativa spoglia che all’epoca definì il concetto di diporto e lo faceva nascere come settore. Da questo vuoto normativo nascevano a catena tutti quei malintesi e quelle incomprensioni nei confronti del settore turistico nautico che sono stati e sono tutt’ora motivo di discussione e di dibattito. C’è da dire, per un verso, che si era alle origini di questi fenomeni e quindi non era facile per gli addetti ai lavori “normare” il settore, perché era difficile intuire e prevederne gli sviluppi; dall’altro verso non c’è stata una predisposizione psicologica a comprendere e seguire attentamente il settore che in un primo tempo era demonizzato e contrastato e in secondo tempo palesemente trascurato. La nautica da diporto col tempo, in realtà, si è dimostrata un settore produttivo di eccellenza, e il turismo nautico che pur si snobbava per troppo tempo è stato considerato come un’emanazione e non come una complementare realtà. Da qui il grande malinteso che ha portato a considerare il settore turistico nautico solo per il rapporto che ha con il settore nautico senza comprendere il turismo nautico che ha sempre avuto un’anima propria, una cultura propria e la necessità di porre la sua rotta in sintonia con il mondo nautico in piena autonomia, sulla scia dei meccanismi che regolano il più ampio settore turistico. In concreto la proposta di Comparto Turistico Nautico non è altro che la necessaria conclusione degli interessi del paese e della operosa comunità italiana, del percorso svolto in termini pseudo avveniristici e da tutte quelle aziende che in questi anni hanno creato lavoro, ricettività e benessere offrendo servizi nautici, portualità, noleggio, locazione o qualsiasi altra forma di mezzi e prodotti nautici. Per fare questo c’è bisogno di mettere in luce un settore che non può continuare a svilupparsi come sotto prodotto del settore nautico, né può trovare risposte esclusive che derivano dal Ministero dei Trasporti in quanto competente in materia di nautica da diporto. Non si può più pensare alla luce di queste considerazioni visti i numeri di interesse in gioco di continuare a produrre adeguamenti normativi per sanare un settore in atto di sviluppo che non è stato ad oggi né completamente recepito né completamente valutato, analizzato e compreso. Da qui la necessità di attingere alla storia e all’attualità delle importati esperienze aziendali in seno al turismo nautico per riflettere sul progetto futuro che ci permetta di sganciare il nostro settore in crisi e risalire la nostra posizione di fanalino di coda nel contesto più ampio del turismo nautico mediterraneo e internazionale. Il concetto di Comparto Turistico Nautico diventa argomento originale per trovare soluzioni immediate e praticabili nell’immediato e per rispondere alle deficienze attuali, e nel contempo un progetto pluriennale per dare risposte adeguate alle domande elementari che si pone un settore di tipo turistico, cioè come qualificare e migliorare l’offerta, come aumentare e migliorare i flussi turistici, come inquadrare economicamente e contrattualmente le forze lavoro produttive e le risorse produttive che sono già parte di questo progetto. Per fare questo e per pensare seriamente si sviluppare il Comparto Turistico Nautico bisogna che si capitalizzino le esperienze percorse dalle aziende fino ad oggi, e si seguano i percorsi naturali che hanno portato fino ad ora il settore ad essere consistente e quindi a cominciare ad essere considerato nella sua autonomia. Questo è il primo vero nodo culturale da sciogliere per inquadrare il Comparto Turistico Nautico, quello di riconoscerlo in autonomia dal settore nautico produttivo. Le realtà internazionali di sviluppo del settore turistico nautico dimostrano che laddove c’è stata una presa di coscienza di questa autonomia e di questa potenzialità è stato facile trovare strumenti e risorse per permettere a questa vocazione professionale di riuscire a sviluppare ricchezza e benessere. Per dare completezza a queste affermazioni mi soffermo su esempi mediterranei come la Francia, la Turchia e la ex Jugoslavia che dovrebbero essere considerati modelli di ispirazione e di osservazione per creare in maniera definitiva e assoluta gli strumenti di sviluppo del nostro comparto turistico nautico. Tralascio le esperienze relative ad altre aree di sviluppo turistico nautico come il Centro America Caraibico, Seychelles ecc. Nei tre paesi citati si sono evolute in maniera diversa le attività turistiche nautiche, ma in tutti e tre i casi si è già realizzato quello che nel nostro paese non siamo riusciti ancora pienamente a sviluppare. La Francia, grande ispiratrice di concetto democratico e popolare di turismo nautico, ha colto il fenomeno di costume iniziato negli Stati Uniti negli anni ’60 trasformandolo in un modello proprio sviluppando contemporaneamente e rapidamente i due concetti di “barca per tutti” e “vacanze in barca per tutti”, tenendo ben divisa questa dicotomia. Ed ecco che con una precisione quasi iconografica dal 1970 ai giorni nostri industria nautica, portualità e turismo nautico si sviluppano di pari passo con una sorprendente coerenza e con una capacità di sinergia tra i tre settori. L’ex Jugoslavia non avendo alle spalle una esperienza produttiva industriale sufficiente a supportare la nautica da diporto sceglieva la carta della ricettività portuale e in pochissimi anni realizzava un importante circuito di marina che ospitano attualmente il mercato più prospero del turismo nautico europeo, accogliendo in ogni porto importanti flotte di imbarcazioni che costituiscono una percentuale elevatissima degli attuali paesi della ex Jugoslavia, su questa scia nasceva e si sviluppava la loro cantieristica nautica. La Turchia, pur avendo una esperienza cantieristica limitata destinata prevalentemente alla realizzazione di pescherecci, usciva da un impasse con un progetto di sviluppo e normative mirate che favorivano la produzione di imbarcazioni tipo adatte al turismo comunemente chiamate golette e nel frattempo realizzava porti turistici. La progressione e lo sviluppo di questo paese sono state talmente rapide che l’industria nautica attraverso questa esperienza si è qualificata a tal punto da favorire l’ingresso di grossi gruppi internazionali che attualmente producono i loro mega yacht in Turchia. Tre strade diverse descritte in sintesi per sottolineare la necessità che il concetto di comparto turistico e di nautica da diporto se compresi nella loro autonomia e se fatti dialogare in maniera efficace non possono che portare sviluppo, lavoro, ricchezza e benessere. Oggi la dirigenza della nautica da diporto del Ministero dei Trasporti ha favorito e vuol favorire un lavoro di squadra ed un coordinamento fra il settore nautico ed il settore turistico nautico che auspichi e suggerisca soluzioni normative. Questo principio non è che apprezzabile perché dovrebbe riuscire a sviluppare un progetto normativo chiaro, pratico che rispecchi le esigenze dei vari comparti. L’U.C.I.N.A. e le altre associazioni si sono riunite in un tavolo tecnico e francamente ci hanno invitato a partecipare a questo tavolo, noi abbiamo manifestato chiaramente interesse a questo modo di affrontare il problema, ma reputiamo necessario che prima di sedersi ad un tavolo sia necessario che vengano esattamente chiariti i confini, gli interessi e gli obiettivi, compreso quello di Comparto Turistico Nautico. Se non viene ritenuta importante questa autonomia, dubitiamo che interventi a pioggia sulla normativa in atto possano dare significativi e concreti risultati in termini di sviluppo, la puntualizzazione di A.I.N.I.U.D. è fondamentale. Il Comparto Turistico Nautico è un fenomeno socio – politico - economico e come tale va inquadrato e condotto, quando si scoprirà e sono fiducioso che ciò avvenga che così facendo si recupererà quel dialogo tra industria nautica e turismo nautico e che questo dialogo non potrà che aprire e sviluppare le nuove filiere produttive in ampio progetto nazionale e di sviluppo, avremo fatto un passo definitivo per il nuovo assetto e tutto sarà più facile. L’industria nautica, già oggi, deve fare i conti con la portualità turistica, come la portualità turistica all’interno del comparto turistico dovrà trovare le adeguate soluzioni per favorire il flusso e lo sviluppo delle flotte da noleggio. I temi legati al demanio marittimo ed alla portualità sia di tipo privato che pubblico saranno di vitale importanza come argomento equilibratore di tutto questo ampio e complesso volano. Quanto detto fino ad ora spero sia chiaro, lo spirito quindi che ha ispirato Federnautica a richiedere questo inevitabile passaggio ha evidentemente origini da un’analisi dei semplici fatti che sono stati esposti, prima ancora di trovare le adeguate soluzione è necessario trovare un intento di interessi a garantire sviluppo nelle due direzioni dei due settori, a continuare a produrre flusso turistico come ha fatto la nostra associazione in questi ultimi venti anni favorendo la conoscenza delle nostre realtà sui mercati internazionali. Come chiaro il dibatto è aperto e quindi siamo aperti al dialogo, ma non si può pensare di argomentare su un altro aspetto che riguarda il problema dello sviluppo turistico nautico. Un aspetto che ha costituito, secondo la nostra esperienza, il continuo trasformarsi di questo comparto. Il Comparto Turistico Nautico si evolve considerando sempre di più il mezzo nautico come una componente relativa al suo sviluppo, il concetto sportivo della vacanza, anno dopo anno, viene sempre più sostituito dal concetto turistico della vacanza, quindi la soluzione normativa deve trovare attinenze con l’attività turistica. Il mezzo nautico è la componente strumentale del turismo nautico, come l’infrastruttura portuale, ma la risorsa umana culturalmente preparata in termini turistici e tecnici è l’elemento qualificante del prodotto turistico nautico. Da qui l’importanza di comprendere che l’azienda turistico nautica è si centrale allo sviluppo del comparto turistico nautico, ma è sulla mancanza di chiarezza sui requisiti di qualificazione degli addetti ai lavori, sui meccanismi che regolano la loro contrattualità e sui contenuti della loro formazione, che si gioca la carta della qualità e della competitività. Quindi per chiarezza non abbiamo bisogno di “comandanti coraggiosi” o di supertecnici per sviluppare questo settore, ma di esperti in turismo nel concetto più ampio e che all’occorrenza abbiano un titolo e le adeguate abilitazioni per condurre imbarcazioni. Il mezzo su cui il turismo nautico si è focalizzato è il natante o l’imbarcazione, è su questa fascia di prodotto che la cantieristica si deve orientare per proporre mezzi adeguati a questo utilizzo, è su questa fascia che i numeri e la ricchezza del Comparto si basa e si potrà sviluppare. Le flotte in bareboat non sono più esaustive della domanda del Comparto Turistico, c’è molto da fare nella fascia legata al turismo che utilizza come mezzo i natanti e tutto da definire su una nuova tendenza del turismo nautico alberghiero che prevede l’utilizzo di imbarcazioni dai 18 ai 24 metri. L’offerta si sta diversificando, gli argomenti culturali e prettamante turistici suggeriscono modi nuovi di intendere il turismo nautico rendendo automaticamente inutilizzabili gli strumenti contrattuali che regolano i rapporti fra l’azienda e il turista e tra l’azienda e l’agenzia turistica. La frequenza indiscriminata in certe aree già protette ci fa riflettere sulla necessità di pensare a nuovi circuiti turistici o a pensare ad un modo diverso di protezione di quegli ambienti naturali così preziosi per il nostro paese, ricorrendo a tecniche turistiche più adeguate come la visita per via marina riservata solo a mezzi autorizzati impedendo così quegli obbrobri paesaggistici di baie super affollate da imbarcazioni dove non c’è più alcuna possibilità di godere in maniera adeguata della vacanza in barca. La Sardegna e non solo, cominciano ad essere mortalmente colpite da questo disagio e debbono necessariamente ricorrere ai ripari. Per risolvere queste problematiche, chiaramente, il Comparto Turistico Nautico deve confrontarsi al suo interno con le realtà che rappresenta e cercare le soluzioni adeguate per non compromettere lo sviluppo. La valenza culturale delle nostre aree resta una alternativa rispetto a tutti gli altri circuiti internazionali, come lo è per il turismo convenzionale. Un coordinamento nazionale per la promozione di un mercato turistico di nicchia è inevitabile, è necessario che attraverso le regioni e i meccanismi di promozione turistica regionale si trovi un coordinamento per il rilancio sul mercato internazionale del Comparto Turistico Nautico. Gli enti regionali fondamentali nel termine più ampio per promuovere, sviluppare, facilitare questo sviluppo, non possono non aver presente un quadro di riferimento nazionale, dove siano delineate le possibili direzioni per lo sviluppo. Questo è possibile solo attraverso un osservatorio nazionale turistico nautico che possa avere un’esatta situazione dei numeri e dei pesi di questo mercato sul territorio. Passare da una fase di spontaneo sviluppo ad una di seria programmazione mi sembra indispensabile e non considerare di fatto che il turismo nautico segue le stesse regole del turismo dove ogni circuito va pianificato, e supportato secondo una seria valutazione che abbia reale possibilità di successo è pura follia. La follia del charter si è perpetrata in questo ultimo decennio e ha fatto si che tante realtà aziendali nascessero sulla scia di semplici intuizioni senza un serio riscontro di possibilità di un successo sul mercato. Grosse e piccole imprese hanno ricevuto finanziamenti attraverso i vari meccanismi di contribuzione comunitaria su progetti che non avevano un reale riscontro di fattibilità e di successo. A.I.N.U.D., che spesso veniva chiamata a dare un parere su questi progetti, decise di interrompere le comunicazioni consapevole che i finanziamenti non avrebbero portato che al fallimento della maggior parte di queste iniziative, impedendo altresì che le aziende consolidate trovassero il supporto adeguato per consolidarsi e per sviluppare le loro attività. La domanda turistico nautica è sempre stata in continua ascesa, ma l’offerta purtroppo si è polverizzata e squalificata creando una situazione di caos sui mercati internazionali di riferimento. La ricerca della qualità, la certificazione, la formazione sono una delle carte future da giocare abbinate ad una seria programmazione, è necessario che si lavori per dare non solo mezzi e strumenti adeguati al turismo nautico, ma anche indicazioni adeguate, e quindi al Comparto Turistico e alle sue componenti associative a cui si deve fare riferimento, ed è a questa nostra iniziativa e progetto che tutte le componenti chiamate in causa devono impegnarsi per fare un buon lavoro Concludendo ciò che fino ad oggi è stato fatto ha portato alla costituzione di un Comparto Turistico Nautico, per dare compiutezza e razionalità ad una risorsa importante del nostro paese sta a noi e a voi cogliere l’occasione di coordinare questo settore relativamente nuovo attraverso un lavoro di approfondimento e di seria regolamentazione, tutto è a portata delle nostre esperienze, della nostra cultura. Basta solo prendere coscienza che questa nuova realtà, il Comparto Turistico Nautico, è oggi in un fase adolescenziale e necessita di tutte le cure e le attenzioni per crescere in mondo di grandi ma inesperti per suggerirle il proprio futuro.

Francesco Di Manno
Consigliere AINUD

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Member of European Board of Yacht Charter Associations